La struttura

L’ex maTTATOIO di Conversano.

Se c’è una cosa che ci affascina di questo posto è che è rimasto perfettamente uguale a se stesso nonostante il passare del tempo.

Fatto costruire nel 1887, ha una storia piena di colpi di scena. A questo luogo è legato un nome che per l’architettura di Conversano è una garanzia: Sante Simone, illuminato professionista che nella seconda metà dell’800 ha fortemente innovato la città.

L’esigenza di un macello a Conversano si manifestò a fine ‘800. Come riportano i documenti storici, si mirava a conseguire “la buona qualità delle carni destinate alla pubblica consumazione”.

Così, nel 1886, la Giunta comunale affidava l’incarico proprio a Sante Simone che il 24 febbraio dello stesso anno presentava il progetto.

L’allora consiglio comunale ne approvava la realizzazione, previo prestito di oltre centomila lire presso la Cassa depositi e prestiti. Il progetto sembrava dunque ben avviato e soprattutto spinto da una concreta volontà operativa.Gli esiti, invece, per diverse cause, sarebbero stati ben diversi e nessun risultato sarebbe stato raggiunto a breve.
Il progetto fu avviato solo nel 1896 ad opera dell’ingegnere Oronzo Gassi. Gli amministratori dell’epoca approvarono l’opera ma invitando l’ingegnere a contenere le spese. Così Gassi nel 1897 rivedette il progetto. L’aggiudicazione dei lavori fu fatta a luglio 1897 e fu assegnata ai muratori Pietro e Vito Lorusso di Conversano. 

L’ubicazione e l’impostazione date da Simone furono sostanzialmente rispettate. Si rispettò l’idea di occupare un’area comunale distante 800 metri dal centro abitato e situato in contrada Trepergole. E così come voluto dall’architetto, si andò a realizzare un modesto edificio di m. 20,50 di lato a pianta quadrata con all’ingresso un vestibolo scoperto fiancheggiato da due stanzette per lato destinate al custode, all’amministratore e al deposito delle carni. L’area centrale, anch’essa scoperta, aveva sui lati due portici in cui doveva aver luogo la macellazione e sul fronte uno stanzone adibito a stalla. Una cisterna collocata al centro dell’atrio, e munita di apparecchio inodore, era stata pensata per far confluire le acque di scarico. Di fianco una grande cisterna per le acque piovane. Il macello fu edificato con tufo forte di Polignano a Mare per i muri e tegole di Marsiglia per i tetti, con pianole a otto denti per i pavimenti delle stanze e con basolato di seconda scelta per gli spazi all’aperto. Vennero invece scelte per la stalla le basole di scarto. Sui laterali era prevista la piantagione di alberi di acacia, una vegetazione che oggi non esiste più.

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